venerdì 8 marzo 2013

Carriera criminale di Clelia C., Luigi Bernardi e Grazia Lobaccaro

Un'epopea camorristica.
Carriera criminale di Clelia C. ,
Luigi Bernardi - Grazia Lobaccaro,
Black Velvet, 2011  
Di cosa parla

Clelia vive a Napoli, figlia di un avvocato che lavora per la camorra. Il padre lavora sodo ed è pagato bene: è un mago a capire la burocrazia e a volgerla a suo favore. Un giorno però capisce che forse sta rischiando, il boss per cui lavora non è più così forte, le cose stanno cambiando. Per evitare che Clelia rimanga coinvolta in quella che si profila essere una guerra, decide di mandare via la figlia, negli U.S.A., vuole che vada a vivere lontano da Napoli.
Quello stesso giorno Clelia, ragazza curiosa e intraprendente, all'insaputa del padre compie il suo primo scippo, diventa donna, e uccide per la prima volta.

Oggi è l'8 Marzo e non a caso voglio parlare di questa graphic novel forte, dura, amara.
L'assoluta protagonista è Clelia C. che ci viene presentata prima come ragazza, poi giovane donna, orfana, sposa, vedova, moglie, amante. Quasi tutti i ruoli che una donna si trova a ricoprire nella vita.

All'inizio della storia Clelia è una ragazza con una cotta per un ragazzo, uno di quelli che "offre gelati"(gli altri offrono spinelli). Lui le fa venire le farfalle allo stomaco.
Clelia però non è un'ingenua, sa chi è quel ragazzo, solo una pedina, carne da macello, eppure è forse l'unico disposto a prestarle attenzione.
Prima di diventare una donna spietata la protagonista è una ragazzina orfana di madre, figlia di un padre sempre assente, con un corpo con cui non si sente ancora a suo agio: i ragazzi hanno paura di lei, delle sue spalle larghe, del suo corpo da donna, preferiscono le ragazze minute, quelle che possono controllare meglio.
Clelia C. quel giorno, il giorno in cui il padre decide di allontanarla per il suo bene, diventa una donna adulta nel corpo e nella testa: uccide per sbaglio, ma non prova rimorso. E' nata in una città in cui i morti non si riescono a contare, è tutto così normale, l'unica cosa che conta davvero è riuscire a sopravvivere. E secondo Clelia le donne sono le più brave in questo gioco, loro sono le uniche che restano spesso: vedove sole senza fratelli, senza figli, senza più una famiglia che le protegga.
Clelia quindi decide di giocare e di non perdere. Diventa una donna fredda, calcolatrice, spietata; usa gli uomini come pedine, li ammalia e sottomette con il suo corpo lasciandogli credere quello che vogliono, che sono loro i padroni, i furbi. Clelia non si confida con nessuno in modo totale: nella sua mente il suo piano ha preso forma, vuole tutto e tutti, vuole dimostrare che lei può farlo. Lascia quindi che la credano fragile, manipolabile, facile, mentre lei in segreto sa.
Clelia non agisce mai per rancore, per vendetta, ma usa questa per mascherare la sua fame insaziabile che vuole divorare tutto, distruggere Napoli, una parte di sé che non riesce a lasciarsi alle spalle.

In questa graphic novel la figura di Clelia emerge con prepotenza, è a lei che guarda il lettore, non a Napoli, l'altra protagonista. Ed è forse questa la cosa più sconcertante: l'eccezionalità di un personaggio come Clelia riesce a mettere in secondo piano la realtà quotidiana di una città dove la criminalità è all'ordine del giorno.
In Carriera criminale di Clelia C. quello che stupisce sono i piani genialmente diabolici cui riesce a pensare Clelia, come riesce a costruirsi un impero omicidio dopo omicidio; la camorra è data per scontata, le sparatorie per strada sono normali.
Tanto Clelia è forte, tanto è debole Napoli, che sembra una preda quasi braccata, grondante di sangue, messa all'angolo. E' una sorta di amore-odio quello che lega Clelia a Napoli, alla fine prevarrà l'odio, perché Clelia non conosce altro modo di vivere.

E' una storia senza speranza, amara, in certe scene si esagera così tanto (col sangue, le sparatorie, gli omicidi) da risultare tutto vero purtroppo, basta leggere i giornali.

Ho voluto parlare di questa graphic novel perché la figura di Clelia mi ha colpita molto. Non c'è empatia con il personaggio, Clelia affascina ma non conquista, ed è giusto così.
Colpisce perché è una donna forte, che sa perfettamente come ragionano gli uomini, i camorristi, e fa di questo la sua arma. Ma soprattutto lei non si arrabbia quando tutti la sottovalutano, quando la trattano da donna, lei usa questo loro pregiudizio a suo favore e gliela fa pagare cara.
Il suo essere donna diventa il suo punto di forza.

Grazia Lobaccaro riesce a dare a Clelia una figura adeguata, con uno sguardo duro, sempre vigile, e un corpo molto formoso, femminile. Il passaggio degli anni è ben evidenziato dalle rughe che compaiono sulla faccia, dai tratti sempre più duri del viso.

Consiglio di leggere questa graphic novel perché in sole 170 pagine sono concentrate tante pagine di cronaca nera della storia italiana, perché fa sorgere tante domande, perché fa venire la nausea a pensare al sistema in cui viviamo.
Consiglio di leggere perché spero che da qualche porta esista una donna forte e determinata come Clelia, però dalla parte giusta.


Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...